
Riva di Capocesto
La passeggiata del porto sotto il centro storico, con taverne, barche e il corso serale.
Foto: enonim / CC BY-SA 3.0
L'ingresso di pietra al centro storico sul punto dell'antico ponte levatoio che divideva l'isolotto dalla terraferma.
La porta della città è l'unico luogo per cui a Capocesto si entrò da sempre: un portale di pietra in fondo alla diga, là dove fino al Cinquecento stava il ponte levatoio che si alzava di notte e rifaceva dell'isolotto una fortezza. Quando il pericolo delle incursioni ottomane passò, il ponte fu sostituito dalla diga, ma la porta restò, con un arco di pietra squadrata e una soglia consumata dalle ginocchia delle generazioni che vi portarono tutto: la pesca, la vite, sposi e defunti. Oggi la porta è il confine simbolico di due mondi: davanti parcheggi, alberghi e brulichio estivo, dietro viuzze di pietra dove il tempo scorre più lento.
Proprio per questo conviene entrarvi a piedi e con coscienza, come si entrò per secoli: fermarsi sotto l'arco, guardare verso il campanile e lasciare che la via stessa vi tiri in salita. Presso la porta stanno tavole con la storia del paese, e la macchina fotografica lavora meglio da fuori, dalla riva, quando porta, torre della chiesa e fila di facciate di pietra si compongono in un'inquadratura. L'ingresso è, si capisce, libero a ogni ora: la porta più vecchia di Capocesto non si chiude mai più.
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